Le otto novelle del Paradiso
Introduzione di Paola Mildonian
Traduzione di Angelo M. Piemontese
Il libro propone al pubblico italiano la traduzione del capolavoro narrativo di Amir Khusrau, il massimo poeta persiano vissuto in India. Quest’opera, diretta all’istruzione della figlia dell’autore, presenta il paradiso come palazzo ottagonale costruito nel giardino ameno per il recupero della salute fisica e spirituale dell’uomo infermo e pagano. Il metodo psicoterapeutico adottato consiste nel racconto di otto novelle, per l’appunto, da parte di sette spose. Per l’armonia della struttura, la densità dei motivi tematici, la varietà dei percorsi di lettura, la storia stessa della sua fortuna in Europa, il volume si staglia con grande rilievo nel panorama della narrativa universale.
Amir Khusrau
Dighenis Akritis
Versione dell’Escorial
Scoperto alla fine del secolo scorso, il Dighenis Akritis fu ritenuto il poema epico del Medioevo greco e per lungo tempo studiato quale fonte storica delle lotte alla frontiera bizantino-araba fra IX e XI secolo. Nell’ultimo decennio se ne è invece colta la sua dimensione letteraria di testo che si colloca alla frontiera fra il poema epico e il romanzo, preziosa testimonianza dei possibili rapporti intercorsi fra oralità e scrittura. Delle due versioni esistenti, viene qui pubblicata quella dell’Escorial che si ritiene più vicina al testo originario.
a cura di Francesca Rizzo Nervo
Pierre de Provence et la Belle Maguelonne
Il romanzo Pierre de Provence et la Belle Maguelonne (ca. 1440) fa parte dei testi scritti in moyen frànçais che hanno goduto di una larghissima diffusione in tutte le lingue europee, spesso attraverso il colportage, fino in tempi recenti. La sua fortuna è forse dovuta al fatto che il racconto – una storia d’amore, di cavalleria e di sacrifici ricompensati – propone una serie di loci communes che il lettore riconosce con facilità. Il motivo che lo caratterizza, la separazione degli amanti causata da un uccello rapace, è di origine orientale ed è analogo a quello raccontato nella storia di Qamar-al-Zaman e la principessa Budur ne Le Mille e una Notte. La versione di cui si dà l’edizione è quella tratta dal manoscritto fr. 1501 della Bibliothèque Nationale di Parigi.
a cura di Anna Maria Babbi
Obra completa
Edició de Robert Archer
L’obra de Pere Torroella es distingeix de la majoria dels seus contemporanis de la primera meitat i mitjan segle XV per tres característiques: per estar escrita, quasi en proporcions iguals en l’obra existent, en dues llengües, el català i el castellà; per la varietat de gèneres que s’hi representen, i per la importància d’algunes de les seves obres en prosa en el conreu de la teoria amorosa entre els seus contemporanis.
Pere Torroella
Le liriche del trovatore Guilhem de la Tor
Edizione critica
L’edizione Le liriche del trovatore Guilhem de la Tor, poeta originario del Périgord giunto in Italia alla metà del XIII secolo e ospitato presso le più importanti corti dell’Italia settentrionale, offre alla lettura una produzione poetica molto variegata quanto a tipologia letteraria.
Le liriche di cui si compone il suo canzoniere danno voce a uno spazio poetico che, pur collocandosi sul crinale dell’amor cortese nella sua visione ortodossa, non si esaurisce in esso e pare invece muoversi da un riuso di temi trobadorici di marca feudale verso una loro accorta valorizzazione nel complesso clima culturale comunale che fa da sfondo alla permanenza di questo trovatore in Italia.
a cura di Antonella Negri
Liriche d’amore petrarchesche fra Oriente e Occidente
Il Canzoniere cipriota del cod. Marc. gr. IX, 32 (=1287)
Il Canzoniere cipriota, tramandato anonimo da un codex unicus, il Marc. gr. IX, 32 (=1287), e databile fra la fine del XV e la metà del XVI sec., è una preziosa testimonianza di poesia petrarchista cinquecentesca in lingua greca, frutto di sincretismo culturale e segno tangibile del viaggio di tòpoi e stilemi petrarcheschi dall’Occidente all’Oriente greco. L’anonimo autore, che si dedicò alla composizione della raccolta probabilmente durante un suo soggiorno in Italia, fra la Ferrara Estense e gli ambienti accademici di area padano-veneta, si compiacque di rendere nel dialetto della sua isola natìa metri e forme strofiche ignote alla tradizione versificatoria greca, attingendo al vastissimo panorama della produzione lirica di stampo petrarcheggiante.
a cura di Giovanna Carbonaro
Stefanitis e Ichnilatis
Il Kalila e Dimna bizantino
Prima traduzione in italiano, sulla base del testo edito da Vittorio Puntoni, della versione lunga dello Stefanitis e Ichnilatis, versione bizantina del Kalila wa Dimna che diffuse in area euromediterranea il Pancatantra. Un’opera che si propone di insegnare l’arte del buon governo, e quella di raggiungere il successo, attraverso il racconto di favole di animali attinte al ricco patrimonio della favolistica hinduista di tradizione orale, uno speculum principis. La traduzione è preceduta da un’Introduzione che, nel ricostruire la lunga e complessa filiera della tradizione del testo e nel contestualizzarlo nell’ambito ricezionale della Bisanzio dell’XI sec. circa, pone altresì critica di siffatto genere di testi. Nelle note alla traduzione il testo viene messo a confronto con le versioni occidentali derivate da quell bizantine, nell’Appendice con le edizioni arabe del Kalila wa Dimna.
a cura di Franceca Rizzo Nervo
Il Cavaliere del Pappagallo
«Questa avventura spetta a me, poiché è la prima che sia capitata alla mia corte. E visto che sono il nuovo re, desidero che nessuno vada in soccorso della dama se non io stesso». Il leggendario re Artù, ancora giovanissimo e appena incoronato, decide – fatto insolito nella tradizione dei romanzi bretoni – di intraprendere le vie dell’avventura, fra i fitti rami della foresta di Camelot. Conquisterà un pappagallo, che diventerà il suo esotico compagno, fine dicitore e menestrello e affronterà un viaggio, lungo un anno, costellato di prove e d’incontri. Deciderà, fino al rientro a corte, di svestire i suoi panni regali, per diventare semplicemente il Cavaliere del Pappagallo.
a cura di Eliana Creazzo
Olivieri di Castiglia et Artùs di Dalgarve
Prefazione di Gaetano Lalomia
L’Olivieri di Castiglia è un romanzo che vede la luce in Italia solo nella metà del secolo XVI; redatto in lingua francese intorno alla metà del secolo XV, viene tradotto in spagnolo dalla cui versione è tratta la traduzione italiana. È un romanzo cavalleresco al cui interno si ritrovano svariati motivi narrativi tipici della narrativa breve inseriti in una trama tipicamente romanzesca. Tradotto in diverse lingue europee, l’edizione italiana che si presenta per la prima è corredata da un’introduzione che illustra i rapporti del testo con la tradizione italiana e quella spagnola.
a cura di Gaetano Lalomia
Lelogio dei Neri
introduzione, traduzione e note di M. Cassarino
Il Dialogo tra Epitteto e l’imperatore Adriano
(Versione A)
Il Diálogo tra Epitteto e l’imperatore Adriano è un testo anonimo della seconda metà del XIII secolo di carattere didattico. Si tratta del dialogo tra il giovane Epitteto e l’imperatore Adriano, che porrà al primo una serie di domande sul legame tra Dio e l’uomo, sulla natura peccaminosa dell’essere umano, sulla conoscenza della Bibbia, etc., al fine di testare il sapere dell’interlocutore. Delle quattro versioni A, B, C e D del testo, si presenta la traduzione a fronte della versione A, preceduta da un’introduzione in cui si evidenziano le principali difficoltà riscontrate durante la traduzione di un testo lontano diacronicamente.
a cura di Daniela Santonocito
Mario Teluccini, soprannominato il Bernia
Erasto
Il volume presenta l’edizione dell’Erasto di Mario Teluccini, sino a ora rimasto inedito. Si tratta di una versione in ottava rima del ben più noto e diffuso Romanzo dei sette sapienti che ha avuto un’ampia diffusione in Europa, nonché in Italia. Questa singolare versione testimonia la lunga vitalità di questo testo orientale, diffusosi in Occidente attraverso varie traduzioni e svariati adattamenti, questi ultimi non solo inerenti al numero dei racconti, ma anche al modo di redigere la storia e di incastonare i singoli racconti. Il testo di Teluccini, infatti, trasforma l’Erasto in prosa edito nel secolo XVI in un poema in ottava rima, con effetti singolari sulla resa finale del testo di cui si parla diffusamente nell’introduzione.
a cura di Gaetano Lalomia