La fatica d’amore
Sulla ricezione del “Floire et Blancheflor”
Il libro racconta la storia travagliata e a lieto fine, dei due innamorati Florio e Biancofiore, una storia che, dalla prima attestazione francese medievale ha trovato larghissima diffusione in tutta l’Europa. Vengono qui prese in esame, oltre alle due versioni francesi, anche le cosiddette versioni meridionali italiana, greca e spagnola.
di Antonio Pioletti
Letteratura cretese e Rinascimento italiano
a cura di G. Spadaro
Scritti sula Calabria greca medievale
Introduzione di E. Follieri
a cura di A. Pertusi
Cielo d’Alcamo e il suo contrasto
Intertestualità romanze nella scuola poetica siciliana
Il volume offre uno studio sulla letteratura cortese e provenzale nell’opera di Cielo d’Alcamo, considerato poeta atipico all’interno del circolo letterario che faceva capo alla figura di Federico II. Vi si intraprende un nuovo approccio al famoso contrasto“Rosa fresca aulentissima”, un’analisi microtestuale che lo mette in rapporto con le altre liriche ascritte alla scuola siciliana alla ricerca di similitudini e differenze.
Simonetta Bianchini
Malato d’amore
La medicina dei poeti e la poesia dei medici
a cura di M. Peri
Il romanzo greco medievale
Roderick Beaton
Tirant lo Blanch e la tradizione medievale
Echi testuali e modelli generici
Il volume, nel fornire una lettura complessiva, per nuclei problematici della rilevante opera Tirant lo Blanch, propone uno studio sistematico delle molteplici componentI in esso presenti, nel tentativo di cogliere le modalità di riuso di fonti e modelli ereditati dalla tradizione e di penetrare la complessità strutturale di un indiscusso capolavoro del romanzo europeo.
Donatella Siviero
L’aspetto morale e religioso
nell’opera di Ibn al-Muqaffa
Il saggio intende far luce sulla personalità di Ibn al-Muqaffa’ autore arabo dell’VIII secolo e sul suo rapporto con la zandaqa, quel movimento di eretici e liberi pensaTori attivo in territorio islamico nel secondo secolo dell’egira.
Mirella Cassarino
Studi in onore di G. Spadaro
a cura di A. Di Benedetto Zimbone e F. Rizzo Nervo
Per le vie dell’altro mondo
L’animale guida e il mito del viaggio
Per le vie dell’altro mondo studia essenzialmente il tema dell’animale guida: esamina, cioè quella foltissima galassia di storie, di ogni tempo e di ogni paese, in cui una bestia, per lo più inseguita da un cacciatore, si trasforma improvvisamente nel conduttore fatato che dischiude a chi lo insegue le porte di una dimensione arcana. Di per sé, questo tema , squisitamente sciamanico , è collocabile al centro di un’antichissima tradizione animalistica che, elaborata nelle sue linee fondamentali all’interno delle culture di caccia, è sopravvissuta sino alle soglie della modernità all’interno di generi come il mito, la fiaba o il romanzo arturiano. Lo studio dei viaggi oltremondani compiuti al seguito di un animale permette quindi di attraversare tutti questi generi, e di ricostruire, sia pure da una prospettiva particolare, l’oscura profondità di una concezione del mondo insieme arcaica, tenace e straordinariamente suggestiva.
Carlo Donà
«En Sesile est un mons mout grans»
La Sicilia medievale fra storia e immaginario letterario
(XI-XIII sec.)
Il lungo contatto tra la Sicilia e la Francia, stabilito durante l’epoca delle dominazioni normanna (XI-XII sec.) e angioina (XIII sec.), ha dato vita tra i secoli XII e XIII a una produzione narrativa francese ispirata all’isola, ai suoi luoghi, al suo“ruolo” storico e alla sua posizione geografica. La conquista e la dominazione normanna, in particolare, hanno alimentato l’immaginario letterario e segnato le vie del dialogo fra le tre grandi culture del Mediterraneo, comprensenti e vitali nel territorio isolano. Dialogo che trova anche nei testi bizantini e arabo-siculi, scelti come sfondo di comparazione, interessanti articolazioni e variazioni prospettiche.
I percorsi spesso si intrecciano, come le storie e le leggende ispirate dal vulcano etneo e dal mistero che avvolge il suo territorio. Il mare segna il cammino o erige i confini, custodisce la memoria di personaggi storici e immaginari, riflette il miraggio di fate venute dal nord.
a cura di Eliana Creazzo
I viaggi dei cavalieri
Tempo e spazio nel romanzo cavalleresco castigliano
(secoli XIX-XVI)
Il cavaliere andante è colui che viaggia, ma qual è il senso del viaggiare? Il presente volume, riprendendo le felici intuizioni di Michail Bachtin sul cronò topo, indaga il senso degli spostamenti e dei viaggi dei cavalieri nel romanzo cavalleresco spagnolo, tenendo conto di un arco temporale piuttosto ampio: dalle prime manifestazioni alla stagione più matura degli inizi del secolo XVI. Inevitabile è pertanto il riferimento al“tempo d’avventura” giacché quest’ultima costituisce il fulcro della narrazione cavalleresca. Dall’analisi emergono la presenza di un corpus testuale compatto quanto a moduli narrativi e, all’un tempo, le dinamiche che generano tipologie diverse di romanzo.
di Gaetano Lalomia
Quiero leer un livro
Leggere il libro de Alexandre
Il Libro de Alexandre (prima metà del secolo XIII) costituisce uno dei classici medievali in lingua castigliana; numerosi sono stati gli studi che hanno esaminato e interpretato il testo, ma quasi nessuno si è cimentato nella lettura di esso a partire dalla materialità dei due manoscritti che lo hanno trasmesso perintero (il manoscritto O della Biblioteca Nazionale di Madrid, fine secolo XIII inizi del secolo XIV, e il manoscritto P della Biblioteca Nazionale di Parigi,del secolo XV). La presente monografiaanalizza attentamente il manoscritto O soprattutto nelle zone più lacunose, oritenute tali dalla critica, per giungere alla conclusione che esso presenta una storia delle gesta di Alessandro munita di un suo senso e di una sua coerenza nonostante l’assenza di alcune sezioni rispetto al manoscritto P.
di Gaetano Lalomia
La strada, la Cina, il Cielo
Studi sulla Relatio di Odorico da Pordenone e sulla fortuna romanza
Dopo il 1318, il francese Odorico da Pordene partì alla volta della Cina. Attraversò l’Armenia e la Persia, circumnavigò l’India, l’Indonesia e l’Indocina, visitò la Cina meridionale e settentrionale, giungendo tra il 1324 e il 1326 nella residenza dell’imperatore mongolo presso Cambalec (l’attuale Pechino). Ritornato in Italia prima del maggio 1330, dettò a un confratello il resoconto delle sue esperienze in Oriente, noto generalmente come Relatio. Per la ricchezza dei suoi contenuti, l’opera godette fin da subito di grande fortuna e fu tradotta nelle più importanti lingue dell’Europa medievale. I saggi raccolti nel presente volume mirano a fare chiarezza su alcuni aspetti della genesi e della trasmissione del testo, analizzando nella fattispecie i processi di rielaborazione a cui fu sottoposto in ambito francese (Jean le Long, Jean de Mandeville) e italiano.
Alvise Andreose
Li conte de Bretaigne sont si vain et plaisant
Studi sull'”Yvain” e sul “Jaufre”
Nel 1155 il poeta Wace in servizio presso la corte di Enrico II con il “Brut” introduce in letteratura “la matière de Bretagne”, incentrata sulle vicende di Artù e la Tavola Rotonda. Tuttavia è nella Francia capetingia che il romanzo arturiano conosce un largo successo di pubblico grazie alle opere del più grande scrittore del XII secolo, Chrétien de Troyes, che propugna un ideale di equilibrio armonico tra amore e cavalleria, perseguito dagli eroi dei suoi primi romanzi. Quindi le mutate condizioni storiche e sociali dello scorcio del secolo determinano uno stravolgimento di quell’ideale come testimonia “Yvain”, per cui Chrétien propone di sostituire all’individualismo iniziale un’etica collettiva di sapore epico, che fissa per sempre l’immagine dell’eroe arturiano nel cavaliere in cerca di avventure e difensore dei deboli e dei bisognosi. A questo modello si ispireranno i romanzi successivi, anche quelli come il “Jaufre” concepiti in terra d’oc.
a cura di Lucilla Spetia
Tra imitatio e mimesis
Novelle e poetiche del Cinquecento
Il libro indaga il rapporto tra la novellistica e la trattatistica poetico-retorica cinquecentesca, e individua, in alcune prove testuali, l’interazione tra l’imitatio dei modelli letterari e la mimesis di “reali” usanze, condizioni, costumi, connessi alla “situazione” in cui un novelliere si trovava ad operare. Viene così enucleata la poetica del “novellare come giuoco”, analizzata la forma, in particolare la “cornice”, dei senesi Trattenimenti, e indagato il “credibile meraviglioso” cinquecentesco, distinguendolo dal moderno fantastico, sia attraverso un esteso esame della trattatistica coeva, sia, per campionatura, nelle novelle. Vengono inoltre esaminati i giudizi sulle novelle del Decameron formulati dall’ “eretico” Castelvetro, nelle loro connessioni sia con la rifessione teorica, sia con la storia religiosa del Cinquecento. L’ultimo saggio è dedicato al ritrovamento di un incunabolo dimenticato dell’umanista Battista Spagnoli, il Mantovano, dedicato a Ferrandino d’Aragona.
Andrea Manganaro
En fabliaus doit fables avoir
Studi sui fabliaux
Il volume raccoglie alcune riflessioni su una tipologia di testi singolare, i fabliaux, studiati attraverso un approccio geocritico e cognitivista. Lo studio dei titoli, la geografia dei testi, le metafore concettuali costituiscono gli ambiti attraverso i quali si opera un’analisi di tali componimenti, mettendo in luce la lunga ricezione, la particolare dimensione geografica (assai diversa da quella del roman), e, infine, il linguaggio metaforico attraverso il quale si esprime l’amore e il sesso
di Gaetano Lalomia
La porta dei cronotopi
Tempo-spazio
Nel 1975 è pubblicata a Mosca una raccolta di saggi di Michail Bachtin (Voprosy literatury i estetiki), tradotta in italiano e pubblicata nel 1979 per i tipi di Einaudi (Estetica e romanzo): tra essi, Le forme del tempo e del cronotopo nel romanzo (1937- 38), che rappresenta una pietra miliare per lo studio dell’«interconnessione sostanziale dei rapporti temporali e spaziali dei quali la letteratura si è impadronita artisticamente», come Bachtin definisce il cronotopo letterario. Antonio Pioletti, convinto che lo studio del cronotopo dei testi sia livello critico ineludibile per la loro interpretazione, soprattutto in anni recenti ha dedicato numerosi saggi all’argomento nell’unico modo che può essere proficuo, cioè a partire dall’analisi dei testi. Il volume li raccoglie, preceduti da un sintetico excursus inedito sull’eredità di Bachtin oggi e disposti sulla base del criterio delle diverse tipologie testuali prese in esame (epica, narrativa breve, romanzo arturiano in versi e in prosa, mutamenti di cronotopo nella ricezione dell’Apollonio di Tiro, qualche sondaggio sul romanzo contemporaneo). Chiude la serie un altro saggio inedito sui generi letterari nelle letterature romanze nel loro rapporto con la dimensione cronotopica
di Antonio Pioletti
Le Notti di Tawhīdī: variazioni sull’adab
Il Kitāb al-Imta‘ wa’l-mu’ānasa, ossia il “Libro delle conversazioni piacevoli”, di Abū Ḥayyān al-Tawḥīdī emana un grande fascino. Attraverso il filo conduttore della “piacevole” conversazione e dell’intrattenimento notturno, con un uso sapiente della parola e del pensiero, con l’infinita molteplicità dei temi, con la voce dei maggiori protagonisti dell’epoca, con le dilatazioni e amplificazioni verso il passato e le aperture verso il futuro, esso rievoca quello spirito d’adab che caratterizzò la prosa araba fin dal suo primo fiorire.
Mirella Cassarino
La porta dei cronotopi
Tempo-spazio nella narrativa romanza 2
Dopo la pubblicazione in questa stessa Collana di una prima raccolta di saggi dedicati allo studio del cronotopo letterario (La porta dei cronotopi. Tempo-spazio nella narrativa romanza, 2014), Antonio Pioletti ne propone una seconda. Sua finalità è duplice: da una parte, lasciare aperta la porta dei cronotopi, cioè ritenere non esaurito un percorso scientifico di analisi di una categoria non riconducibile e riducibile a una teoria generale, ma insistere tramite nuovi sondaggi nel tentativo di cogliere un approccio metodologico atto a contribuire all’interpretazione dei testi anche per via dello studio, appunto, della loro dimensione cronotopica; dall’altra, a distanza di cinque anni dalla pubblicazione della prima raccolta, preso atto del persistere di non pochi fraintendimenti circa il senso dell’analisi dei cronotopi letterari, proporre riflessioni sui momenti fondanti dell’interesse scientifico che il loro studio riveste (Segre e non solo Bachtin), sulla differenza fra specifico artistico e ingenuo “realismo”, sul carattere ambiguo e non di rado forviante della teorizzazione di presunte dimensioni a-temporali e a-spaziali.
di Antonio Pioletti
Confini e oltre
Studi fra Oriente e Occidente per Francesca Rizzo Nervo
Contributi di:
M.L. Agati
R. Antonelli
S. Arcara
A.M. Babbi
R. Barcellona
Ch. Bintoudis
G. Carbonaro
C. Carpinato
M. Cassarino
E. Creazzo
C. Cupane
A. Fabiani
M.J. Lacarra
G. Lalomia
A. Manganaro
M. Marchetti
M. Pagano
A. Punzi
S. Rapisarda
M.S. Sapegno
T. Sardella
A. Scuderi
L. Silvano
G. Zaganelli
a cura di Rossana Barcellona, Gaetano Lalomia, Teresa Sardella
La Embajada a Samarcanda:
una finestra sull’Oriente di ieri e oggi
La Embajada a Samarcanda: una finestra sull’Oriente di ieri e di oggi raccoglie cinque contributi in cui si indaga sulla riscrittura contemporanea di un testo medievale, la Embajada a Tamorlán, un libro di viaggio del XV secolo attribuito a Ruy González de Clavijo. Attraversati da prospettive differenti, i saggi in questione tentano di svelare il meccanismo di recupero del dato storico in consonanza con la finzione narrativa post-moderna. Il romanzo di Fernando Martínez Laínez, intitolato Embajada a Samarcanda, offre molteplici spunti di riflessione: dal ricorso al passato nel romanzo storico del nuovo millennio, alle questioni legate alle fonti storiografiche e letterarie dell’opera, all’aspetto geopolitico che sottende l’ambasceria in Oriente, allo studio della relazione tra pluridiegeticità e intercronotopicità del testo, per concludere con la visione dell’Altro che emerge e viene filtrata dallo sguardo occidentale di ieri e di oggi.
a cura di Gaetano Lalomia
Filologi in guerra e in pace
Bédier, Auerbach, Curtius, Friedmann, Spitzer, Bloch
4 ottobre 1914. Il “Manifesto dei 93” professori tedeschi in difesa dell’esercito imperiale invasore del Belgio scatena appassionate adesioni e furibonde reazioni, e rompe l’incantesimo che s’era prodotto dall’Illuminismo in avanti: che l’uomo di scienza fosse votato a un fine superiore, la ricerca della verità “universale”, valida per l’umanità, e non di una verità “nazionale”. Sul lato opposto, anche Joseph Bédier si lancia nell’agone con alcuni pamphlets che sollecitano ancora oggi domande fondamentali sul modo in cui gli uomini di scienza si pongono dinanzi alla tragedia della guerra, tra adesione incondizionata alla nazione o aspirazione a una superiore “repubblica delle lettere”, nazionalismo o cosmopolitismo, militanza attiva o disincanto, fedeltà alla deontologia del mestiere filologico o tentazioni di manipolazione, rottura di consolidate relazioni scientifiche o tessiture di reti sovranazionali tra “uomini di buona volontà”.
Stefano Rapisarda
Filologia e critica
Contro gli stereotipi
Questa raccolta di saggi, pubblicati fra il 2008 e il 2021, i più fra il 2018 e il 2021, presenta un filo conduttore riconducibile alla critica di taluni stereotipi ancora presenti, per quanto da più parti messi in discussione, negli studi letterari. Riguardano tematiche diverse: come cogliere l’ora della leggibilità, quale nesso fra i nostri studi e l’idea di Europa, quale canone letterario, la presunta “oggettività” dell’epica, la formazione del Soggetto e dell’Io lirico, la rappresentazione dell’Eros fra Antico e Medioevo, i processi di formazione del romanzo e, al loro interno, la collocazione della scrittura dei Vangeli canonici e apocrifi nei percorsi storico-letterari della narrativa, la necessità di ripensare categorie quali universale, radici, identità.
a cura di Antonio Pioletti